giovedì 5 febbraio 2009

Sei la mia Terra. Mi guardo attorno e non riconosco nulla. Niente tra questo cemento e questi capolavori riesce a muovere un solo sussulto, una sola vibrazione delle corde profonde del mio Io.Sei la mia Terra e solo ora apprendo come la patria si radichi nell’essenza di ogni essere, si saldi alle sue fibre, ne diventi fibra prima essa stessa.Sei la mia Terra e verso amare lacrime nel non poterti toccare, se non nei ricordi spessi che travagliano il sonno di ogni esiliato.Il mio esilio è scelto, abbracciato, volutamente duro e assoluto.Una lama ben affilata che tagliasse il maledetto cordone ombelicale, verso la corsa alla sublimazione. Per poi scoprire che la sublimazione anelata altro non è che il ritorno alla patria fuggita, al caldo utero materno, alle carezze semplici e grezze dei colli tanto a lungo contemplati.Ho sondato profondamente con sguardo indagatore le fronde conosciute alla ricerca di risposte che non sapevo ancora leggere ed ho avuto la supponente presunzione di sentenziare un vuoto, un’assenza di contenuti. Ne sono fuggita e, stolta, solo ora comprendo quanto densi di significato fossero le gocce di rugiada intessute tra i fili d’erba e i fremiti della Mia terra.A te, amata patria, consacro il mio cuore, a te prometto un ritorno sicuro, a te faccio dono del mio cuore, a te giuro eterna lealtà.T’amo.

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